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La Disfida di Barletta PDF Stampa E-mail
Distanza 20,1 Km - Tempo di percorrenza circa 20m - Come raggiungerla: clicca qui
Cantina della Disfida di BarlettaL'Italia Meridionale nell'anno 1501 era divisa in piccole comunità ed era debole ed indifesa. Le potenze europee del tempo, Francia e Spagna, non restarono con le mani in mano, e presto il Sud della penisola fu spartito a tavolino proprio tra francesi e spagnoli, ancor prima che questi iniziassero l'invasione: ai primi sarebbe toccato conquistare Napoli, gli Abruzzi e Terra di Lavoro, facendo così diventare Luigi XII il nuovo Re di Napoli; gli spagnoli, invece, avrebbero dominato su Puglia e Calabria, con Ferdinando D'Aragona ad assumere il ruolo di Duca delle due Regioni. Questo accordo segreto fu siglato a Granada nel 1501. Iniziate le operazioni di effettiva conquista sul territorio italiano, i due eserciti si ritrovarono molto presto l'uno contro l'altro. Motivo della contesa: la conquista della Capitanata, cioè della regione di territorio della Puglia del Nord. Diversi furono gli scontri tra gli spagnoli, guidati dal “Gran Capitano” Consalvo da Cordova, e i francesi guidati dal Vice RE di Luigi XII, Luigi d'Armagnac, Duca di Nemours. Nel 1503 il Sud d'Italia era sotto gli Spagnoli. Nella città di Barletta la situazione non era facile per gli occupanti, perché a corto di viveri. Così Consalvo Fernandez da Cordova, che si trovava di rifugio a Barletta per attesa di rinforzi per la battaglia di Canosa contro i Francesi, per risollevare il morale delle truppe, organizzò una cena per i suoi alla quale invitò anche i francesi suoi prigionieri e alcuni cavalieri italiani. Il banchetto fu organizzato nell'ampia cantina di un palazzo requisito dagli Spagnoli ad una facoltosa famiglia barlettana. Per indispettire gli avversari il capitano Diego di Mendoza iniziò ad elogiare tra le popolazioni che potevano vantare una grande reputazione cavalleresca oltre alla Spagna anche l'Italia esagerando in lodi e complimenti riferiti ai cavalieri della nostra penisola senza menzionare minimamente i Francesi.

Scorcio della Cantina della Disfida di BarlettaCharles de Torgues, detto La Motte, era il capitano dei francesi lì presenti e, ferito nell'orgoglio, alzandosi obiettava alle parole dello spagnolo dicendo che la reputazione cavalleresca francese era di gran lunga migliore di quella italiana. Don Inigo Lopez d'Ayala chiese allora perché il francese Forment de Castillon non avesse raccolto la sfida lanciatagli da Ettore Fieramosca di Capua. A questo punto LA Motte non poteva più tirarsi indietro e lanciò la famosa sfida: 10 cavalieri francesi contro altrettanti italiani. Nei giorni seguenti, dovendo chiamare Fieramosca perché messo in causa dalla discussione, ed essendoci altri coraggiosi, si decise che i combattenti sarebbero stati 13 per parte. L'organizzazione della sfida fu affidata da Consalvo a Prospero Colonna che adempì zelantemente al suo compito. Fu fissata la data: il primo pomeriggio del 13 febbraio 1503. Fu anche stabilita la somma di cento corone per il riscatto dei prigionieri. Il luogo sarebbe stato a metà strada tra Andria e Corato, nell'allora territorio di Trani sotto la giurisdizione dei Veneziani, in Contrada S. Elia. E così la mattina del 13 febbraio, i Tredici italiani, dopo aver ascoltato il discorso d’incitamento del loro capitano (che si dice indossasse una sciarpa azzurra beneaugurante, dono di Isabella d’Aragona) giurarono di difendere il proprio onore e quello dell’Italia anche a costo della vita, e nel pomeriggio infersero una sconfitta bruciante all’arroganza dei francesi, in un’epoca in cui l’Italia era un insieme di stati e staterelli subalterni e la Francia si avviava a diventare un moderno stato nazionale. Fieramosca diede ulteriore prova di ardimento, ma anche di lealtà: non approfittò dell’inferiorità tattica di La Motte, disarcionato, ma scese da cavallo e gli diede il colpo di grazia a terra. Dopo il combattimento i francesi – che non avevano portato con loro il riscatto, convinti com’erano di uscire vincitori dal campo di battaglia – furono condotti prigionieri a Barletta. Incontenibile fu la gioia dei barlettani, che accolsero i loro eroi con ‘li fuochi per le strade…’ Tutti fecero festa ai Tredici, dal popolo minuto al Sindaco, ai consiglieri e ai priori. I preti del Capitolo della Cattedrale portarono in processione la Madonna dell’Assunta, un’icona del ‘300 da allora ribattezzata Madonna della Sfida, conservata ancor oggi nella Cattedrale di Barletta.
 
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